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Consigli gatta anziana per giocare e cambio casa

Consigli gatta anziana per giocare e cambio casa

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Buongiorno,

Scrivo per un chiarimento e per porle molte domande riguardo la mia gatta di 15 anni.

Ho commesso l'errore di abituare Lea a giocare alla lotta. Lei ha sempre vissuto in casa e quello,oltre alla cannetta con il topo, è sempre stato il nostro gioco. Mi rendo conto di aver sempre sbagliato... Ora che è anziana ormai la vedo stancarsi più facilmente, ovviamente, e vorrei abituarla un po'a giocare concentrandoci più sull'attivazione mentale.

È possibile secondo lei rieducarla adesso a un diverso gioco e capirebbe la modalità? Cosa mi consiglia? Inoltre quanto dovrebbe giocare durante la giornata?

Le faccio anche un altra domanda: il mio compagno(che ha un atteggiamento di diffidenza e di indifferenza nei suoi confronti mentre lei lo cerca) e io stiamo per andare a convivere e vorremmo una casa con giardino.

Come io sono gatto-dipendente lui è cane-dipendente. In particolare è un appassionato di rottweiler..lei è una gatta territoriale e aggressiva quando ha paura, oltre ad essere abituata a giocare in modo aggressivo, in più nei miei confronti è morbosa.

Sono molto perplessa, ho paura che non accetterebbe il cane, che possa fargli del male, che lui diventi pericoloso a sua volta nei suoi confronti e peggio ancora che si stressi tanto da arrivare a rifiutare il contatto anche con me, accelerando la sua vecchiaia.

Ad esempio in questi ultimi tempi l'ho vista invecchiare molto tutto in un colpo! Ovviamente mi preoccupa anche la razza del cane, sebbene il mio compagno sia un ottimo educatore.

Come mi dovrei comportare in tutta questa situazione?

Concludo con una curiosità: Ho letto su Focus che il gatto tende a vedere il suo umano come una mamma gatta...ma questa teoria ha davvero un fondamento scientifico?

Grazie della pazienza, spero abbia la pazienza di chiarire tutti i miei dubbi.

Saluti,

Alice

Risposta - Consigli gatta anziana per giocare e cambio casa

Gentile Sig.ra Alice

Riguardo l’ultima domanda diciamo che presso l’Oregon State University è stato fatto uno studio per capire quale potesse essere il tipo di attaccamento che i gatti manifestano nei confronti dei propri amici umani.

Quella che è venuto fuori è che da questo punto di vista si comportano come i cani e i neonati (ameno nel 60% dei gatti studiati), cioè presentavano un certo livello di stress quando il “proprietario” andava via ed erano invece evidentemente contenti quando tornava ma in maniera equilibrata.

Diciamo nulla che la maggior parte dei proprietari di gatti sa già, cioè che i nostri felini pur mantenendo una loro spiccata personalità e indipendenza ci vogliono bene cioè provano un tipo di attaccamento che è simile a quello dei cani e dei neonati.

Da qui a dire che i gatti ci vedono come genitori ce ne corre, direi che si tratta  più una trovata giornalistica. La cosa nuova è che si riteneva in passato che questo tipo di attaccamento fosse solo dei cani  e nei neonati , ma i gatti si sono comportati in maniera molto simile.

Riguardo i giochi  a 15 anni ridurrei i giochi di “Lotta” (che in generale andrebbero evitati per i gatti in tutti i casi) ma continuerei con topini, palline e simili. Una cosa utile sono le pallette cave e con piccoli fori in cui introdurre dei croccantini.

Il micio per mangiare deve far rotolare la pallina e far uscire le crocchette. Si tratta di un gioco interessante perché fa si che il cibo venga dopo una attività fisica “predatoria” e quindi vicina alla normale attività felina

Riguardo il problema del cane non è facile fare previsioni. Tuttavia un cambiamento drastico delle abitudini del micio (nuova casa, giardino ecc..) con concomitante presenza di un cane (quindi di un potenziale predatore) può indurre un grave stress nel gatto. Inoltre il rischio di aggressioni esiste e la mole del cane ovviamente non aiuta.

Il mio consiglio è di farsi aiutare da un comportamentalista per valutare la psicologia del su gatto e del cane è valutare quindi se si possa trattare di soggetti in grado di convivere e, contemporaneamente, studiare una corretta strategia per l’inserimento.  

Cordiali saluti

Dott. Fabio Maria Aleandri

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